Curva rossoblu: Giochiamo a calcio...

Curva rossoblu: Giochiamo a calcio…

Il Bologna esce sconfitto dal Dall’Ara, è il Genoa a spuntarla.

Il protagonista della domenica è lui: il signor Maresca da Napoli e la sua terna, quaterna, cinquina e poker.
Avevamo pagato per vedere un film d’azione e ci è toccato un horror.
Un peccato per il calcio, un tripudio allo strabismo.

Non è bello commentare una partita di calcio parlando dell’arbitro, ma diventa quasi inevitabile, perché la contesa parte storta e finisce monca.
Credo che la miglior condizione e garanzia, per una partita di qualsivoglia, sport sia il corretto metro applicato ad ogni situazione di gioco, dopodiché, a mio parere, è’ consentito anche sbagliare, purché non venga meno il metro stabilito.

La lista delle sciocchezze di Maresca è infinita. Ha il grande merito di lasciarsi sfuggire una partita facile facile per poi tentare di riprenderla a suon di idiozie.
Il Genoa abusa del fallo tattico e il napoletano lascia fare: il pur bravo Simeone, che di mestiere fa il centravanti, ma picchia più di uno stopper bulgaro degli anni 30’, non viene nemmeno mai redarguito verbalmente. Un’entrata da dietro a metà campo di Veloso su Verdi lanciato in campo aperto, viene sanzionata con un giallettino e non con il rosso e i 3 anni di detenzione previsti dal regolamento.

E visto che si può fare tutto, i giocatori si adeguano al metro che però il buon Maresca cambia improvvisamente: fuori Juric per proteste (stimo Juric, ma che coraggio!) e fuori Gastaldello, dopo un teatrino tragicomico col quarto uomo.

Ingenuo Gastaldello, indisponente, prepotente e camaleontico Maresca.
Gasta, capitano, mani dietro la schiena chiede spiegazioni per il non giallo a Simeone giunto nel frattempo al fallo numero 109: esce il giallo per proteste.

Gastaldello va verso il quarto uomo facendo il gesto del “questo è matto”.
“Adesso glielo dico al mio amico”, deve essere stata più o meno la risposta dell’inutile quarto e la frittata è fatta. Bologna in 10 al minuto 43’.
Partita monca.
Già, perché nel mezzo ci stava pure una partita che vedeva i rossoblu di Bologna tenere il pallino in mano, produrre un buon calcio e una buona supremazia, senza però tradurre in gol.
Il Genoa blinda la fascia di competenza di Krejci, che non trova grandi spazi e i pericoli vengono soprattutto sull’out opposto, dove un Simone Verdi ancora ispirato, affonda nella retroguardia genoana.
Il grifone risponde con un buon fraseggio in mezzo al campo e l’ex Laxalt che fa un primo tempo ficcante ed interessante.
Mentre il Bologna sembra salire di tono e mettere la partita in una certa direzione, irrompe Maresca.

Sai di dover fare il secondo tempo in 10 e sai che vincerla adesso sarà quasi impossibile: un pò come se guardi un film e tra il primo e il secondo tempo muore l’attore protagonista. Eh, è un altro film.

A Donadoni, poco importa, perché toglie un centrocampista (Nagy) e inserisce un centrale (Oikonomou) lasciando i 3 davanti e lanciando un segnale ben preciso: noi ce la giochiamo ugualmente.
Ed infatti, ne esce un secondo tempo equilibrato dove il Bologna, con un uomo in meno, lascia saggiamente il pallone nei piedi degli altri e riparte. La partita è aperta, qualche colpo di qua e qualche colpo di là, fino al gol di Simeone che corregge in rete un cross rasoterra dalla sinistra, dove si evince un pò di inesperienza dovuta all’età: ne Verdi ne Krafth, fanno il famoso fallo tattico esibito dal più esperto grifone, lasciando involare il Genoa verso l’area bolognese. Gioco, partita, incontro!

C’è il tempo per una sontuosa giocata di Mattia Destro (controllo volante, dribbling e tirò fuori di poco) e per un altra lucina di ribalta per il buon Maresca, che espelle Gentiletti (secondo giallo) e 9 secondi dopo manda in doccia Dzemaili per un fallo di frustrazione.
Nel mezzo, “la terna, quaterna, cinquina e poker” si perde un rigore per fallo su Destro (involontario, ma è rigore grande quanto San Petronio) e una passeggiata palla in mano di Perin fuori dall’area.

Vince il Genoa, onore al Genoa.

Non sarà un Maresca qualunque a fermare il processo di crescita rossoblu. Abbiamo perso una partita ma abbiamo giocato a calcio: un buon calcio.
Abbiamo avuto coraggio e ce la siamo giocata: un buon segnale.
Dimentichiamo Maresca e lavoriamo sulle nostre ingenuità: il futuro è nostro.

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