Catania: la continuità, questa sconosciuta

Catania: la continuità, questa sconosciuta

Il Catania non sfrutta la trasferta contro il fanalino di coda Melfi, rimandando ancora l’appuntamento con la prima vittoria in trasferta e la possibilità di cogliere il secondo successo consecutivo. Un 1-1 che ha lasciato l’amaro in bocca ai tifosi, protagonisti però di un siparietto finale francamente evitabile

Se qualcuno si fosse illuso che la tripletta con cui il giovane Di Grazia aveva piegato il Messina fosse la svolta stagionale, può riaprire gli occhi e chiudere temporaneamente i sogni nel cassetto. Il Catania continua a zoppicare e a mancare di continuità, proprio nella partita che avrebbe potuto regalare quelle certezze che, fino ad ora, i rossazzurri non sono mai stati in grado di assicurare.

Il Melfi, ultimo in classifica proprio assieme al Catania, è solo l’ultima tappa di un corollario di occasioni mancate che inizia a diventare sin troppo lungo: l’1-1 maturato allo stadio Arturo Valerio è il perfetto seguito delle prestazioni sin qui inanellate dalla truppa di Rigoli lontano dal Massimino. Cinque pareggi in cinque partite esterne e solamente due vittorie in nove incontri, una superiorità che è rimasta tale solo sulla carta: Melfi a parte, basta ricordare in ordine sparso le partite con Reggina, Andria, Taranto, Fondi, AkragasUn rendimento inaccettabile per una rosa il cui organico, Foggia e Lecce a parte, non dovrebbe avere rivali nella categoria.

Catania: difficoltà psicologiche, ma non solo

Il treno dei playoff si allontana sempre di più ma forse, vista la qualità delle prestazioni fornite da Biagianti e compagni, sarebbe quasi anacronistico continuare a parlarne: questa squadra ha bisogno, in primis, di trovare la propria strada, scacciando le paure e acquisendo maggior sicurezza in campo. I balbettii di ieri a Melfi, con i locali addirittura in vantaggio fino a 9′ dalla fine dopo un buon numero di occasioni sciupate dai rossazzurri, testimoniano di difficoltà soprattutto psicologiche: manca fiducia nei propri mezzi, c’è troppa sufficienza nell’affrontare partite potenzialmente alla portata, i giocatori che dovrebbero fare la differenza (Calil, Paolucci e Russotto in primis) stanno marcando visita, continuando in una scena muta imbarazzante per il loro peso specifico.

Del pareggino di ieri va salvata la prima rete col Catania di Maks Barisic: un ragazzo in crescita costante la cui voglia di emergere, in un’annata tribolata come questa, potrebbe dare una grossa mano a Rigoli. Bene anche l’ingresso del neo acquisto Mazzarani, da cui è partita l’azione del pareggio: bocciati tutti gli altri, dal trio di centrocampo Biagianti-Bucolo-Di Cecco agli impalpabili Calil e Paolucci, passando per il pacchetto arretrato (grandi colpe di Nava sul vantaggio del Melfi). Un’ecatombe dalla quale, forse, è bene salvare Di Grazia: il folletto etneo non è stato decisivo come una settimana fa ma, per lo meno, è il più pericoloso dei suoi.

Lo Monaco ha sottolineato alla stampa che, al momento, il problema del Catania è legato all’assenza di giusta mentalità. I calciatori reduci dalla negativa annata appena trascorsa non hanno smaltito le scorie, portando con sé un fardello di paure e preoccupazioni che tarpa le ali alla squadra: secondo il Direttore è questo il problema principale. Potrebbe aver ragione, ma forse una presa di posizione del genere rischia di far perdere di vista il punto principale della questione: questa squadra continua a non avere un’identità tattica precisa, non riesce a cambiare ritmo a partita in corso e, dulcis in fundo, non corre a sufficienza. Motivazione a parte, dunque, il Direttore dovrebbe cominciare a mettere in discussione anche l’operato dello staff tecnico: i numeri non sbagliano mai e, al momento, quelli del Catania sono desolanti.

Tifosi: comportamento censurabile

Ultimo appunto sui tifosi: contestare la squadra, a fine partita, è diritto sacrosanto per chi si sobbarca centinaia di chilometri e paga il biglietto. Il confine tra ciò che è più o meno lecito, però, è stato superato: non è più pensabile, al giorno d’oggi, che una squadra debba andare sotto la curva e render conto a determinate persone della bontà o meno della prestazione. Queste prevaricazioni sono inaccettabili: i “tifosi” dovrebbero stare al proprio posto, pensando a sostenere (sempre che lo vogliano) una squadra che tra una settimana si troverà contro nientemeno che la capolista Lecce: impegno che, vista l’ultima prestazione, mette già i brividi.

Credits: Foto Filippo Galtieri

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