A cuore aperto – Perché ho scelto il Parma

A cuore aperto – Perché ho scelto il Parma

Quando si è bambini sono poche le scelte che si devono fare. Oltre al colore della bicicletta nuova, lo sci o lo snowboard, la sezione nella scuola nuova per seguire Anna o Paola, ce n’è una che ti accompagnerà per tutta la vita: la scelta della squadra del cuore.

Abito in un paese della provincia di Ferrara, qui la cultura calcistica non va oltre alla Juve, all’Inter o al Milan, qualche spallino accanito, un paio di anticonformisti che tifano Bologna e nulla di più.

Al mio sguardo il ventaglio di opzioni sembrava una foglia di palma secca dopo la tempesta. Presi tempo. Sapevo benissimo che non avrei scelto la Juve, il Milan o l’Inter, non avrei scelto in base alla maglia più bella, alla squadra più vincente o semplicemente per seguire i miei amici. Ho sempre avuto un’identità tutta mia, ho sempre scelto solo con la mia testa. Mi sentivo emiliano, vedevo il Parma che trovava sempre più consensi in serie A, non aveva una bella maglia colorata, non aveva uno stadio da lasciare a bocca aperta, non aveva la popolarità delle grandi, ma aveva un’anima. Aveva uomini che formavano un gruppo formidabile. Aveva uomini che lottavano su ogni pallone, ad ogni partita, in ogni stadio. L’entusiasmo di stupire, di mettere il cuore oltre l’ostacolo. Aveva la forza per pensarlo, aveva la forza per farlo.

Era lei. Era la mia squadra!

Sono passati più di 20 anni, tanti successi, retrocessioni, fallimenti. Ogni anno almeno un paio di volte qualcuno mi chiede: “Ma chi te l’ha fatto fare? Lo rifaresti?”.

Ogni tifoso crociato sa cosa vuol dire amare il Parma. Lo vivi ogni giorno, quel senso di appartenenza, quel legame fortissimo che ti lega alla squadra e a quella maglia crociata, ogni volta che scende in campo. Non importa se a lottare con noi ci sia Gianfranco Zola o Pasquale Mazzocchi, non importa se saremo all’Olimpico contro la Roma o al Dal Molin contro l’Arzignanochiampo. La passione, l’ansia, l’adrenalina sarà sempre la stessa. Anche ora, dopo una mazzata come quella di sabato, dopo mesi a criticare il gioco della squadra, con tutta la rabbia che abbiamo accumulato saremo spettatori sabato contro l’Ancona e trasferiremo la nostra forza ai ragazzi in campo. Vogliamo uomini che lottano su ogni pallone, ad ogni partita, in ogni stadio. Che abbiano l’entusiasmo di stupire, di mettere il cuore oltre l’ostacolo. Se ci sarà la forza per pensarlo, arriverà la forza per farlo.

E ogni volta che mi chiedono – Ma chi te l’ha fatto fare? Lo rifaresti? – la mia risposta è sempre la stessa: “almeno altre mille volte e senza neanche pensarci un minuto!”.

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