Sousa senza pace e i tifosi abbandonati da tutti

Sousa senza pace e i tifosi abbandonati da tutti

Quando si è trattato dell’esonero di Montella io avevo difeso l’aeroplanino a spada tratta. Se il mio capo mi promette un Mac, e dopo due anni io sto ancora aspettando che si avvii Windows97, mi pare lecito farmi mandare a casa per avere la cassa integrazione e cominciare poi un altro lavoro.

Con Paulo Sousa sono più combattuta: continuiamo a scendere in campo con Windows97 e otteniamo le prestazioni di un Commodore 64. Siamo arrivati a un punto in cui a un tifoso può dare sui nervi il comportamento della società ma non per questo assolvere l’allenatore. Siamo in un gap infinito: niente stadio -> niente soldi per costruire una squadra decente. Mi pare un ragionamento nemmeno troppo nascosto, e, anche se ai tifosi della curva può lecitamente dar fastidio, (perché magari devono far quadrare il bilancio familiare facendoci stare a fatica i soldi dell’abbonamento) è la legge del mercato, che non vive di sola passione. Quello che però dà più sui nervi è l’ipocrisia.
Tu, società, non puoi passare l’estate a parlare di grandi obiettivi (con giocatori che ti fanno ciao ciao con la manina, stile Milinkovic-Savic, Berbatov e Salah che ci aggiunge pure il gesto dell’ombrello) ogni sacrosanto anno e poi mettere insieme una squadra che viene beffata dal Paok, che è tipo l’equivalente dei pulcini del Trambacche calcio. Potresti ridimensionare le aspettative dicendo che punti ad andare avanti in Uefa e a finire il campionato nella prima metà della classifica, per esempio. Ok, i tifosi a quel punto ti prendono a metaforiche sberle, ma non è che ora sei nella top ten dei loro preferiti. Quantomeno ti potresti togliere la soddisfazione di avere ragione e di essere coerente, perché ogni tifoso che prendi per i fondelli è un tifoso più tiepido sugli spalti (o più arrabbiato fuori).

Di contro, ogni allenatore vorrebbe lavorare con Ibrahimović (o forse no), ma penso che prima di firmare un contratto il tuo entourage si informi su quello che succede nella società che sta per assumerti, e indaghi sulle motivazioni che hanno portato all’esonero dell’allenatore precedente. A quel punto tu arrivi alla Fiorentina e sai già che quando ti promettono Verratti in realtà intendono Sanchez. Non è che ti puoi lamentare, perché se volevi Verratti dovevi andare ad allenare il Paris Saint-Germain. Se però hai accettato e ti lamenti, io non ci vedo tutta questa buona fede. Mi spiego meglio: è logico che a un allenatore fa comodo vincere, perché può strappare un contratto più vantaggioso in questa o quella società o anche solo banalmente per la propria soddisfazione personale. Penso che nessun allenatore sano di mente giochi per perdere, e non penso che lo stia facendo Paulo Sousa. Però, ecco, diciamo che non ci mette la stessa energia dell’anno scorso.

curva fiorentina

Per non parlare di quando ha dichiarato alla stampa che Bernardeschi è destinato a una squadra con “obiettivi diversi dai nostri”. Ora, io a Berna gli auguro il meglio e spero di vederlo al Barcellona, ma, se Sousa fosse un direttore marketing, con una frase del genere si guadagnerebbe il licenziamento per giusta causa (e il fantasma di Delio Rossi emerge tra queste righe… ci fosse un solo allenatore che non ha rotto con Firenze senza sbattere la porta…). Ma forse il nostro amico Paulo non lo ha detto a caso. Perché quale società di serie A si va ad arrovellare tra tribunali e scartoffie quando può semplicemente esonerarti? Beh, a questo punto per quanto mi riguarda Sousa non è meno ipocrita dei Della Valle. Perché è comodo farti un viaggio alle Fiji a spese della Fiorentina; meno comodo sarebbe dire: “Mi avete fatto delle promesse, ma io sono stufo di aspettare: non posso lavorare in queste condizioni e chiedo la rescissione del contratto”. Questa sarebbe una scelta da vero uomo.

Ma si sa che in questo calcio malato di veri uomini non ce ne sono più. Rimangono solo le sterili schermaglie tra società e allenatore, il tutto a spese di noi tifosi.

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