Kaladze: ma chi l'avrebbe mai detto che...?

Kaladze: ma chi l’avrebbe mai detto che…?

Kaladze Kakhaber, ex terzino e difensore del Milan del primo millennio, poi difensore del Genoa oggi ha lasciato il calcio e si dedica a ben altro: chi l’avrebbe mai detto!

Kaladze Kakhaber arriva in Italia nel gennaio 2001 per ferrea volontà dell’amico Shevchenko, allora stella incontrastata del Milan di Zaccheroni.

Giocatore di discrete doti fisiche e duttilità preziosissima, giocò sia come terzino che, qualche anno più in là, come centrale difensivo. A San Siro era uno di quelli che i tifosi amavano e odiavano, perché spesso era oggetto di distrazioni pericolose o davvero dannose, alle volte sapeva risolvere situazioni davvero intricate.

Gli allenatori lo adoravano perché, grazie alla sua elasticità mentale, riusciva a interpretare molteplici ruoli: terzino mancino, centrale difensivo, esterno di centrocampo e all’occorrenza mediano. Uomo da molti cartellini gialli e qualche goal, restò al MIlan fino al 2010, quando poi passò al Genoa.

Fu il primo georgiano a vincere non una, ma due Champions League. Fu fra gli eroi di quella notte magica a Manchester.

Fra le sua qualità si riconoscevano la spinta continua, la muscolatura, la determinazione, la conclusione dalla distanza e la capacità di marcare l’uomo. Ovviamente fra i suoi maestri ebbi un certo Maldini e un tale Nesta..

Nella lunga militanza rossonera non si può dimenticare la vicenda tristissima legata al rapimento del fratello Levan. Il riscatto è fissato a 60.000 dollari e fra le difficoltà delle trattative politiche si arriva all’amara conclusione: Levan morì ammazzato nel 2006.

Dopo il 2008 la sua carriera in rossonero inizia ad andare verso la discesa.

Giunto al Genoa nel 2010 contribuì con preziosi goal ed azioni atletiche alla salvezza del Grifone. Vi resta per due anni. Poi nel 2012 lascia il calcio.

E OGGI…

Oggi è diventato ministro dell’Energia e delle Risorse Naturali, nonché secondo vice premier del governo Ivanishvili.

Complimenti a questo ragazzo che, col cuore mai assopito dal dolore della fratellanza mancata, abituato a subire critiche, fischi e denigrazioni consuete per come, in alcune rare partite, entrava in campo,oggi è un esponente governativo e il suo ruolo vale molto di più di chi lo fischiava.

In Georgia è stato considerato un campione degno d’onore e non potrebbe essere altrimenti: umiltà, tenacia e disciplina lo hanno sempre contraddistinto in campo.

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