La favola senza lieto fine di Torino - Inter

La favola senza lieto fine di Torino – Inter

Il pareggio di Torino segna probabilmente la fine del sogno Champions per l’Inter, che ha molto da rimproverarsi nel pomeriggio dell’Olimpico

Sabato sono finalmente riuscito a rivedere l’Inter allo stadio nella mia città, che mi è decisamente più comodo rispetto a trasferte interregionali. Tra una cosa e l’altra, l’ultima volta che ci ero riuscito finì 3-3 (con Mazzarri in panca, espulsione lampo di Handanovic, rigore parato da Carrizo, doppietta di Palacio e rovesciata di Guarin). Questa volta ci si è fermati al 2-2. Insomma, gol ed emozioni qui non me li fanno mai mancare, ma questa volta avrei volentieri barattato il tutto con i tre punti. Sarà il prezzo da pagare per la possibilità di andare a piedi a vedere la propria squadra del cuore.

Il sentore che le cose potessero non andare bene lo si avvertiva già nel pre-partita. L’atmosfera era strana, cosa inevitabile quando arrivi da due vittorie così rotonde ed i tuoi avversari sono in difficoltà, ma restano comunque una squadra che in casa vende cara la pelle e che quando vede nerazzurro si esalta. Il record di affluenza dell’Olimpico Grande Torino la dice lunga. L’atteggiamento è parso sbagliato nel primo tempo, con una squadra in generale troppo molle e sottotono. Banega ed Icardi hanno cancellato in una sola partita le impressioni fornite con Cagliari ed Atalanta. I due argentini non hanno praticamente mai partecipato al gioco. Nonostante tutto, il gol di Kondogbia con la complicità di Hart aveva fatto ben sperare, ma la solita amnesia su calcio piazzato contro i granata ha vanificato subito tutto. Nella ripresa ci si aspettava il cambio di passo ed invece è arrivato il vantaggio di Acquah, che forse non sa neanche lui come. E’ questa però la sveglia per l’Inter, che inizia a giocare ed attaccare con insistenza, grazie anche alla vivacità del neo entrato Eder. Candreva approfitta del secondo regalo di Hart, che poi decide di farsi perdonare con due grandi interventi. Il salto definitivo però non arriva mai, e la partita va avanti a folate, come se si assistesse ad un match di basket, sport che tra l’altro appassiona parecchio Ivan Perisic. Proprio il croato ha sui piedi le clamorose occasioni per segnare il gol partita, ma fallisce clamorosamente proprio a pochi metri dalla mia postazione nell’incredulità generale. Nemmeno i cambi radicali di Mihajlovic, che inserisce tutti gli attaccanti in un colpo solo lasciando la squadra sbilanciata in avanti, riescono ad avvantaggiare gli attacchi interisti.

Ed a proposito di cambi, quelli di Pioli questa volta lasciano un po’ perplessi. Perché Kondogbia, gol a parte era uno dei migliori, con tanti palloni recuperati e presenza costante (al netto di un primo tempo molto impreciso fino al gol) e perché Perisic e Icardi erano palesemente non in giornata e forse Joao Mario sarebbe servito più di Brozovic. E così, dopo 6 minuti di recupero che sono parsi eterni ma in cui si è effettivamente giocato pochissimo, è finita la dolce agonia. Un peccato per l’approccio, ma poteva anche finire peggio. “Almeno ci siamo divertiti”, la frase di consolazione di tutti gli interisti all’uscita dallo stadio.

Concludo con le cose che più mi hanno impressionato:
– in primis il fatto che in uno stadio tanto importante si chiuda metà dei cancelli per farvi entrare i tifosi ospiti, una netta minoranza, costringendo tutti gli altri tifosi ad entrare dai restanti cancelli, creando code infinite e costringendo gli steward a controlli sommari per sveltire i processi;
– la tendenza di parecchi tifosi a sentirsi sempre vittime di ingiustizie arbitrali, anche quando non c’è assolutamente nulla, anzi… Ma è più un discorso di conoscenza delle regole basilari del calcio, purtroppo in calo un po’ ovunque. Di certo il tutto non aiuta a stemperare i toni, ed abbiamo visto come finiscono le cose quando gli episodi sono un filino più importanti;
Medel che in difesa è stato perfetto, e che nonostante sia alto un metro e una moneta, di testa le ha prese tutte al cospetto di un gigante come Belotti;
– quanto è grosso Belotti;
– l’inspiegabile differenza tra fase difensiva ed offensiva di Ansaldi, che quando riesce rimedia con la grinta;
Gagliardini che sbaglia più di tre passaggi in un solo giorno;
– i tifosi del Toro che poveretti sono destinati a non potersi godere un portiere normale manco a pagare di tasca propria;
Moretti che quando gioca contro l’Inter si trasforma in Cannavaro di Germania-Italia del 2006;
Acquah che non azzeccava una giocata da quello stesso anno, e che invece sabato sembrava il Pogba dei giorni migliori;
– la voglia di vivere che trasuda da ogni gesto di Brozovic;
Perisic che a fine partita compie il bel gesto di andare a scusarsi con i tifosi per aver semplicemente sbagliato due gol;
– la sicurezza di D’Ambrosio, che con il duro lavoro si è anche conquistato la nazionale. Non sarà Zanetti, ma forse qualcuno dovrebbe imparare da lui in quanto ad umiltà.

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