Genoa, cinque cose che non riesco a perdonare a Preziosi

Il rapporto tra Enrico Preziosi e i tifosi del Genoa è sempre più compromesso. Personalmente non riesco a perdonargli cinque comportamenti

Genoa, cinque cose che non riesco a perdonare a Preziosi

Da anni la gestione Preziosi è uno degli argomenti più controversi e discussi a Genova. Giudicare il suo operato come completamente sbagliato oppure perfetto è allo stesso modo un errore: la verità, come sempre, è nel mezzo. Considerando però il momento negativo che la squadra sta vivendo da dicembre ad oggi, risulta difficile pensare in positivo. Viene dunque molto più naturale, riflettendo sul recente passato, soffermarsi sugli errori commessi dal presidente rossoblu. Quello che segue è un elenco disordinato delle cose che non riesco a perdonare a Preziosi: non perché non voglia o perché non possa ma, da tifoso del Genoa, proprio non riesco.
1)La comunicazione: questo è il principale motivo per il quale noi tifosi rossoblù ci sentiamo presi in giro. Con gli anni abbiamo imparato a capire che il nostro presidente, se interpellato su un argomento, si pronuncerà dichiarando esattamente il contrario di quello che poi farà. Se in un’intervista dichiara che Tizio non verrà venduto, state pur certi che lo stesso Tizio avrà già firmato con qualche altro club. Il più recente è stato Pavoletti ma è difficile dimenticarsi di illustri predecessori come El Shaarawy, Milito o qualsiasi altro giocatore di buono o ottimo livello passato da Genova.
2) Il doppio esonero di Gasperini: su questo mi era già pronunciato. Preziosi si è dimostrato diabolico cadendo due volte nello stesso errore e, in entrambi i casi, ha pagato con un crollo clamoroso di prestazioni e risultati. Purtroppo, l’attuale tecnico dell’Atalanta, è stato allontanato perché non troppo d’accordo con la politica di continuo smembramento della squadra ma la storia ha insegnato che il Gasp è stato l’unico in grado di ovviare a questi problemi.
3) La licenza UEFA: il tifoso, si sa, è sognatore. Il tifoso rossoblu, invece, ha smesso di esserlo due anni fa. Da lì in poi la fiducia che il Presidente Preziosi è riuscito a riconquistarsi nell’ultimo anno e mezzo si è definitivamente sgretolata. Quello fu probabilmente l’inizio della fine: da lì maturò l’addio di Gasperini (arrivato l’anno dopo) e si instaurò tra i tifosi un clima di incertezza perenne. Come ad un bambino al quale viene sottratto il giocattolo preferito, il popolo rossoblu si ritrovò per certi versi catapultato in un’estate simile al 2005.
4) La svendita dei giocatori: è vero che purtroppo una squadra come il Genoa non è in grado di trattenere grandi giocatori però sarebbe utile approfittare delle loro cessioni per incassare somme notevoli. Invece no. Il calciomercato è ormai malato ed ogni società compra e vende a cifre folli, noi no. L’Atalanta la scorsa estate ha venduto De Roon per 15 milioni, noi non abbiamo raggiunto quella cifra né per Palacio né per Perotti né per Rincon. Tralasciando l’attuale calo (dovuto in gran parte al non-gioco di Mandorlini) Simeone, se appartenesse ad un’altra società in estate andrebbe via per cifre intorno ai 30 milioni: siete sicuri che il grifone se ne priverà per più della metà? Visti i precedenti, sembra difficile. Preferibilmente andrà in una squadra italiana a condizioni favorevoli, il ricco mercato estero per il Genoa non esiste
5) La mancanza di continuità: passi il privarsi dei campioni, ma che senso ha rinunciare anche ai giocatori di medio livello? Che senso ha vendere persino i Biava o i Moretti? Non è certo con cessioni del genere che si risana un bilancio. Mi sono sempre chiesto perché Preziosi preferisca vendere X per comprare Y di pari livello piuttosto che continuare con X. Nessuna risposta, per quanto veritiera e realistica, lo giustifica. È attraverso i giocatori di medio livello che una squadra costruisce la propria ossatura sulla quale fare forza per più stagioni. Impossibile trattenere i più forti, ok. Ma allora si può essere certi di continuare con i vari Munoz e Rigoni il prossimo anno? No, lo si può solo sperare. Ma sappiate che basterà un’offerta anche bassa per farli partire. Come si fa a costruire una squadra senza fondamenta? Come si fa a sperare che un giocatore metta tutto sè stesso in un derby se a malapena ne comprende il significato?
Queste sono le sei cose che, più di tutte, non riesco a perdonare a Preziosi. Ci sono cose, sempre meno ormai, per le quali dobbiamo ringraziarlo ma oggi non sono dell’umore giusto per parlarne. Domani chissà…

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