Emozioni e lacrime per il crepuscolo del Dio del Calcio

Emozioni e lacrime per il crepuscolo del Dio del Calcio

Grande Capitano: 25 anni con noi – Si ammaina l’ultima bandiera di un calcio ormai estinto

Il Dio del Calcio cala il sipario

Quando fanno paragoni senza senso, e commentano il calcio come ” 11 miliardari in mutande che tirano un pallone…” fategli vedere la festa d’addio di Totti, soffermandosi sui primi piani dei tifosi in lacrime dell’Olimpico. Il calcio NON può essere solo uno sport. E’ qualcosa di più che va al di là del fatto di alzare un trofeo anche importante o vincere uno scudetto. Ma chi non ama il calcio, queste cose non le recepisce proprio. Non si rende conto.

Nel pomeriggio si doveva vincere una partita per andare diretti in Champions e ed è toccato al Genoa scendere come avversario. Si prevedeva una partita da chiudere nel primo tempo, per far spazio poi alla festa di Francesco. E invece la serata si è maledettamente complicata. Il vantaggio del Genoa prima, Il crociato di Emerson Palmieri poi. Infine Il pareggio di Dzeko.

Dai che adesso la rimontiamo…entra Totti, segna e si compie la favola

Entra Lui, lo stadio si accende. Segna De Rossi e simboleggia un passaggio di consegne di Romanità in campo. Un segno del destino.  E poi pareggia Lazovic e si gela lo stadio. Addio Champions diretta, , festa di Totti rovinata, sfottò velenosi da parte dei gufi antiromanisti.
Però a volte le favole bisogna anche piegarle con la forza di volontà a proprio favore. Non può andare sempre male.

E come nel libro “Febbre a 90” all’ultimo minuto di campionato, un cross di Nainggolan, una sponda di Fazio, un assist di Dzeko e in quel momento tutti i tifosi hanno soffiato su quel pallone per farlo arrivare dolce sul piede di Diego Perotti, che sfonda la rete e cambia la serata.

Son contento che sia andata  a finire così. Se ci fosse stato un rigore, anche sacrosanto, ci sarebbero state le solite stucchevoli polemiche. Oltre tutto, conoscendo la nostra stella fortunata molto offuscata, Lamanna avrebbe persino parato il rigore. Mejo non pensarci!

Non abbiamo vinto lo scudetto, ne alzato un trofeo. E nemmeno ci siamo salvati dalla retrocessione. La gioia liberatoria per la vittoria, tuttavia, ha messo a dura prova le nostre coronarie.

Almeno una mezz’oretta avranno capito cosa significa tifare la Roma

Il romanista è così: tutto calcio e sentimento. Tanti magari non riusciranno a capirci, ma è bastato seguire il giro di campo di Totti con la famiglia, sentirlo parlare a 70 mila persone e al mondo intero. Quando hanno inquadrato i compagni commossi in campo. Quando ha letto la lettera con i ringraziamenti, a vederlo allacciare la fascia di capitano, al giovane ragazzino promessa dei pulcini della Roma  è stata vista come una benedizione futura. E allora tanti non romanisti che hanno visto le immagini in tv, se si son emozionati, è perché si sono sintonizzati sulla frequenza sentimentale del tifoso giallorosso.

Totti è più di un semplice calciatore. E’ prima di tutto un uomo di calcio, campione in campo e nella vita privata. Semplice, spontaneo, familiare e generoso. Ama i bambini, fa beneficenza. Lo conosciamo bene.
Io personalmente ricordo il suo esordio a Brescia. Stavo sentendo la radio con gli amici in piazza e mi restò impresso il radiocronista che riassumeva l’entrata di Totti per Rizzitelli. Lo ricordo benissimo.
E ricordo anche del racconto di un mio amico laziale, che calcisticamente ha sempre odiato Totti, quando casualmente lo incrociò una in una pizzeria di Ostia. Anche Totti stava a cena con la moglie e il piccolo Cristian che aveva sui 2 anni e ogni tanto si avvicinava sempre al tavolo del mio amico per giocare come fanno tanti bimbi. Poi dopo un po’ Francesco da bravo papà si alzò per andare a recuperarlo e gli chiese umilmente “.. Che ve da’ fastidio…?”  il mio amico disse ” Ma no, per carità. E’ un bambino!”  Poi finita la cena si salutarono e da quel momento il mio amico laziale cambiò opinione sul Totti, stimandolo tantissimo.

Poteri del Dio del Calcio!

Da domenica, il campionato sarà più vuoto. Però possiamo sempre dire, non solo di aver visto Totti giocare, ma di averlo vissuto come epoca.
In particolare noi romanisti lo abbiamo visto crescere dall’essere Pupone fino al diventare ER CAPITANO.

Grazie di tutto Francè!
Un capitano! C’è solo un capitano!

Dio Francesco

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