La testa di Froome, il coraggio di Nibali, il cuore di Contador

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La testa di Froome, il coraggio di Nibali, il cuore di Contador

EDITORIALE – Giudizi e pagelle di una Vuelta a Espana particolarmente impegnativa e spettacolare, vinta da Chris Froome (Team Sky) su Vincenzo Nibali

Alla fine delle tre settimane, il pronostico della vigilia che vedeva Chris Froome (voto 10) favorito è stato confermato: il britannico del Team Sky ha infatti sfatato il tabù Vuelta e, dopo ben 3 beffardi secondi posti, centra l’obiettivo e diviene il terzo della storia a confezionare l’accoppiata con il Tour de France nella stessa annata (il primo, da quando la Vuelta si corre dopo la Grande Boucle). Ma non è stato affatto facile, per una serie di fattori che vale la pena esplicitare. Innanzitutto, la concorrenza era estremamente agguerrita e qualificata: non più la conservativa Movistar (Quintana e/o Valverde), che consentiva di “programmare” le tappe e che quasi sempre preferiva conservare il piazzamento piuttosto che provare a vincere, ma corridori come Vincenzo Nibali e Alberto Contador che avendo già vinto tutto non si accontentano ed attaccano quasi tutti i giorni, da vicino o da lontano, agevolati anche da un percorso quest’anno davvero duro e selettivo. Ed è questo il secondo aspetto da sottolineare, che rende ancor più preziosa la vittoria di Froome: un tracciato con tanti arrivi in salita, con montagne vere (talvolta durissime, come l’Angliru), giornate senza un metro di pianura ed almeno un’insidia altimetrica in ciascuna tappa. A tutto ciò si aggiunge il caldo torrido che il gruppo ha sopportato per quasi tutta la corsa, soprattutto nella settimana trascorsa al sud tra Murcia e l’Andalusia: un caldo che toglieva il fiato e faceva consumare energie suppelmentari ogni minuto. Insomma, per i più esperti conoscitori del ciclismo, questa vittoria ha un valore tecnico superiore a quella ottenuta un mese fa in Francia, comunque meritata, ma non così tanto difficoltosa. Un Froome cresciuto anche dal punto di vista mentale, quasi mai nel panico ed anzi capace di gestire abilmente le piccole crisi che anche lui ha incontrato lungo la strada: un successo conquistato senza dubbio con le gambe, ma anche con la testa, un “centro di controllo” che ormai comanda alla perfezione un organismo costruito per vincere grandi giri (a proposito, Chris quando ti vedremo al Giro d’Italia?).

Ma non è stata solo Chris Froome questa Vuelta, perché il Team Sky (voto 9) ha recitato ogni giorno un ruolo da protagonista grazie a gregari che sarebbero capitani in qualsiasi altra squadra (alla fine Pouls è addirittura sesto). Tra questi, fondamentale l’apporto del drappello italiano, favoloso e sorprendente: Salvatore Puccio (voto 8), Diego Rosa (voto 8) e lo straordinario Gianni Moscon (voto 9), al suo primo grande giro. Non c’era, perché non convocato, l’altro azzurro del team, Elia Viviani, che però nel frattempo ha collezionato vittorie su vittorie ad Amburgo, Plouay ed al Tour of Britain.

Restando agli italiani, come sempre commovente Vincenzo Nibali (voto 7,5), un campione che da sempre tutto e non lascia nulla di intentato per provare a vincere: il suo secondo posto alla Vuelta 2017 vale tantissimo, quasi a confermare che lui è l’unico ad aver interrotto nel 2014 il quinquennale dominio britannico al Tour. Per lo “Squalo dello Stretto” alcune giornate difficili, ma anche tappe disputate in stato di grazia nelle quali ha staccato tutti i rivali; superlativa la sua cronometro a Logrono, forse la migliore della sua carriera. Un altro podio per lui che ne aveva già collezionati 9 nei tre grandi giri, con 4 vittorie (2 Giro d’Italia, 1 Tour de France, 1 Vuelta a Espana). Non si è invece ripetuto Fabio Aru (voto 6), che la Vuelta l’aveva vinta nel 2015, ma che si è presentato in condizioni non ottimali a causa del cambio di programma stagionale dopo la caduta in preparazione del Giro: un 13° posto che non rispecchia il suo vero valore, peraltro pesantemente condizionato dalla crisi patita l’ultimo giorno sull’Angliru. Ottima invece la prestazione di Davide Villella (voto 7,5), all’attacco nei primi giorni e ben presto in maglia a pois della classifica degli scalatori, divenuta via via l’obiettivo da perseguire, giorno dopo giorno, e portata vittoriosamente fino a Madrid: un bel risultato per lui che non è scalatore puro, ma che ha tanto talento e coraggio (lo ricordiamo tutti ripreso a poche centinania di metri dal traguardo di Liegi alla Doyenne). Ma il migliore degli italiani è stato senza dubbio alcuno Matteo Trentin (voto 10), finalmente libero da ruoli di gregariato e finalmente nel ruolo da capitano della Quick-Step Floors: 4 vittorie di tappa, tra le quali quella prestigiosa di Madrid, una tappa letteralmente regalata al compagno di squadra Lampaert ed una maglia verde della classifica a punti che gli è sfuggita per soli due punticini, ma che in qualsiasi altra competizione dal regolamento più equo sarebbe stata sua…

Detto del vincitore e degli italiani, da celebrare anche il terzo posto del regolarista Ilnur Zakarin (voto 7), un altro di quelli che forse dovrebbe osare di più, al pari di Wilco Kelderman (voto 6,5), quarto, che ha sempre corso sulla difensiva, attirandosi qualche antipatia e limitandosi a difendere la posizione. In evidenza anche Miguel Angel Lopez (voto 8), vincitore di ben due tappe ed ottavo in graduatoria finale, così come la grande sorpresa Tomasz Marczynski (voto 9), un attaccante nato che ha colto due bellissimi successi di tappa. Un solo successo, ma conquistato in maniera spettacolare nella tappa probabilmente più dura della corsa (quella con arrivo a Los Machucos), per Stefan Denifl (voto 8), talentuoso corridore accasatosi alla squadra professional Aqua Blue Sport dopo il ritiro della Iam Cycling. Non sono mancate le delusioni, ma in una lunga corsa come questa, vengono ben presto dimenticate per lasciare spazio alle imprese dei giorni successivi: Romain Bardet (voto 5) non ha bissato le prestazioni del Tour e talvolta ha preso decisioni tattiche incomprensibili, Rohan Dennis (voto ng) attesissimo alla cronometro di Logrono ma mai arrivatoci, l’invisibile John Degenkolb (voto 5), solo per citarne alcune.

Doverosa chiusura per Alberto Contador (voto 7,5 alla Vuelta, 10 alla carriera), colui che ha reso imprevedibile e spettacolare anche questa Vuelta. In crisi il terzo giorno ad Andorra, il “Pistolero” sembrava fuori dai giochi già prima di iniziare, ma così non è stato: all’attacco quasi tutti i giorni, anche laddove di terreno adatto ce n’era poco, Albertino ha recuperato secondo su secondo agli altri concorrenti, fino a portarsi a 3′ da Froome e a pochi secondi del podio. Poi, capito che non avrebbe più potuto vincere, ha puntato alla vittoria di tappa sul “suo” Angliru per lasciare un segno indelebile. Obiettivo centrato, per la gioia di migliaia di tifosi sulle strade del “mostro” asturiano, ultima recita di una carriera ricchissima di grandi successi. Un corridore controverso (gli sono stati revocati un Giro ed un Tour per un caso di positività mai chiarito fino in fondo), ma che ha sempre dato spettacolo, correndo per la vittoria e non per il piazzamento, talvolta in maniera scriteriata e controproducente. L’ultimo dei romantici, in un’epoca in cui, anzichè la strada che si impenna, i ciclisti tengono lo sguardo fisso sul computerino di bordo con watt, frequanze cardiache ed altri freddi dati… Gracias por todo Alberto !

Per rivivere le emozioni della Vuelta 2017 >>> Destrosecco ciclismo


Foto Getty Images Sport tratta dal sito www.cyclingnews.com

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