#ITASVE: è una storia catastrofica che risale a tanti anni fa...E' TUTTO VERO

#ITASVE: è una storia catastrofica che risale a tanti anni fa…E’ TUTTO VERO

#ITASVE: la fine di un ciclo, quello di Germania 2006, che ha visto Federazione, allenatori e club essere afflitti da una grave miopia. Così, oggi, a sorpresa ci ritroviamo fuori dal Mondiale Russia 2018

LA Gazzetta in quel 9 luglio di undici anni fa intitolò: TUTTO VERO. Si era tutto vero. Eravamo campioni del Mondo, avevamo trionfato dopo un scandalo che ci aveva messo alla gogna mondiale e avevamo una generazione di campioni ancora affamati. Prendiamo solo alcuni di quegli undici scesi in campo a Berlino: Buffon, Cannavaro, Nesta, Zambrotta, Gattuso, Pirlo, De Rossi, Grosso, Totti, Toni ecc…

Ragazzi giovani miscelati con veterani (se un trentenne si può definir tale) grintosi, coriacei e determinati. Gente che ha fatto la storia dei loro club o per qualche inossidabile veliero, che la sta facendo ancora adesso.

Oggi, intitoliamo questo #ITASVE, allo stesso identico modo: TUTTO VERO. Siamo fuori dal Mondiale. E’ accaduto. Dopo sessantanni, ma è di nuovo successo. In mezzo fra quel 2006 e questo 2017 cosa stava succedendo?

Succedeva che la Federazione, i club e gli allenatori non si accorgevano che quei campioni, su cui stavamo fondando un ciclo (che poi s’è dimostrato poco produttivo) avrebbero dovuto prima o poi essere sostituiti e invece…Nulla, il vuoto, più vuoto che ci sia. Abbiamo adorato quegli uomini, abbiamo messo loro la pelliccia, i gioielli e le corone, ma non ne abbiamo cercati altri. Forse in giro già c’erano o forse no. Chissà…

#ITASVE: una storia catastrofica che risale a tanti anni fa…

Ci presentavamo alle competizioni con sempre meno giocatori selezionati e sempre più scelte obbligate. Eppure nel 2012 ci siamo permessi il lusso perfino di lasciare poco spazio a un tale Di Natale, che ieri sera avrebbe fatto meglio sicuramente di tanti altri giocatori comparse sparsi per San Siro. Diciamo pure che la bravura, che va riconosciuta a Prandelli e Conte, di aver portato gli azzurri ben oltre il livello pensabile a quel tempo, ci aveva illuso in una possibilità di ricreare le fondamenta, quando invece, le basi si stavano sciogliendo.

Così, il tempo logora non solo la natura, ma anche gli uomini, il ricambio generazionale, avversato anche dai club (la cui preferenza va tuttora per talentini extracomunitari e giocatori nostrani più muscolosi e diligenti che creativi e disubbidienti) è giunto, nell’ultimo biennio a qualche comparsa scarsa e sparsa qua e là: una volta il duo esuberante Balotelli- Cassano, un’altra volta Pellè trasformatosi in eroe nazionale casualmente e via sempre più in discesa, con sempre meno terzini, ali, mezzali, fantasisti, mediani, metronomi, centrali difensivi. Ci restano i portieri, sì, quelli, per ora, sono il nostro vanto. Anche se bisognerà vedere se Donnarumma e Perin realmente valgono Buffon, Pagliuca, Peruzzi e mettiamoci pure Tacconi. Siamo alla fine di una storia, che, come spesso accade è iniziata fra giubilo e fasto da impero romano e si sta dileguando nelle orde barbariche. Solo che non ci sono nè geti, nè unni, nè goti e nè visigoti a farci pressione, ma altre realtà da cui il nostro calcio non si sa difendere o sarà meglio dire adattare. Si chiamano Mercato, Progetto, Investimento, Viviaio e Rinnovamento.

#ITASVE: più che guardare in case degli altri, sarà meglio ritornare a casa nostra

La parola progetto (conosciuta in Italia più per la tipologia di contratto insicuro che come reale qualità di un paese) non era e non consiste nel guardare in casa degli altri, come abbiamo fatto negli ultimi anni, ma ritornare nei nostri confini. Far si che quell’impero anziché espandersi torni una Repubblica: la Repubblica del sano calcio italiano. Siamo, di natura, una nazione nata con in testa un calcio collettivo, muscolare, compatto e capace di esaltare le singole individualità con i loro colpi magistrali (scavetti, rovesciate, colpi sotto porta e grandi parate). Questo siamo e anche se passano i gli anni, questo saremo. Invece, da un certo momento in poi, abbiamo importato, tattiche e tecniche che non ci appartengono e snaturalizzano il nostro DNA. Mi riferisco ai vari 4-2-3-1, 4-2-4, 3-4-3. Ivi compreso un calcio offensivo, bizzarro e a tratti offensivi più negli uomini che nella testa. Conte ha provato a riportarci a sangue e polvere, ma era troppo tardi.

Torniamo a casa (non solo da questo Mondiale virtuale), torniamo a guardare alle scuole calcio giovanili. Chiediamo a osservatori, allenatori e dirigenti di prediligere la qualità e la tecnica dei piccoletti, dei fantasisti e dei centravanti imprevedibili al rigore tattico e alla duttilità di taluni moduli tattici.

Questo non vuol dire abbandonare il calcio di piacevolezza estetica, ma vuol dire praticarlo quando si può praticare. In questo momento non abbiamo gli Asensio, gli Izco, i Coutinho, i Timo Werner e i Goretzka fra i nostri vivai, ma produciamo ragazzi capaci di giocare in orizzontale, fare falli e pressare, nulla più. Abbiamo abdicato al genio e alla sregolatezza anni fa, ma non ce ne siamo accorti.

#ITASVE: è necessaria una riforma?

E’ necessaria una riforma allora? Sì, lo è. Ci vogliono idee nuove, volti nuovi e una maniacale cura progettuale. Guardiamo in casa spagnola, questa volta sì, per cogliere l’occasione e trovare una linea di continuità fra club A e club B. Prendiamo da loro il coraggio di far provare il campo a minorenni e appena maggiorenni, scoviamo talenti nelle nostre serie inferiori e smettiamola ogni qualvolta di prediligere il mediano, il terzino e l’attaccante muscolare e tecnicamente apprezzabile. Cerchiamo il futuro campione! Uno per ogni ruolo! Nuova difesa, perché quella del futuro è fatta di ombre più che di speranze; una mediana con gente alla Gattuso, Oriali, Tardelli e De Rossi; terzini veri (non semplici comparse di fascia), che non temano l’uomo e sappiano crossare. Questo non significa deprezzare i ragazzi africani o sudamericani del nostri club, ma abbiamo la necessità di ricostruire talenti nei ruoli chiave del gioco moderno. Attualmente non li abbiamo o non sono cresciuti o non sono maturi o non li conosciamo.

#ITASVE: e Sventura?

Che ne sarà adesso di Giampiero Sventura? Sinceramente l’unica colpa che gli si può attribuire è di avere nel sangue un maledettissimo modulo, che non può essere importato in questa nazionale e di aver in mal sopportazione quei tipi talentuosi, capaci di non ubbidire a taluni comandi, ma in grado di creare l’occasione da rete, perché hanno piedi fatati. Uno su tutti, l’ha suggerito ieri De Rossi: Lorenzo Insigne. L’ultimo gioiello, anzi l’unico gioiello made in Italy prodotto nel recente periodo.

Può anche restare il caro buon vecchio Giampiero, anzi forse è meglio che rimanga, perché lui è adatto a un progetto giovanile e potrebbe coltivare il giusto spirito di una Nazionale che in futuro potrebbe sorprendere tutti.

Il problema è che il futuro non sarà l’Europeo 2020 e forse nemmeno il Mondiale 2022, se non si struttura un sistema, che è vecchio e va completamente rivisitato. Ci vuole tempo, maledettamente tempo. Dobbiamo metterci in testa che per ricreare un ciclo o gruppo vincente: ci vuole tempo. Che siamo tifosi di club o simpatizzanti azzurri, dobbiamo, come italiani, imparare ad avere pazienza e lungimiranza!

Non ci inganni ciò che faranno Juve, Roma, Napoli, Milan, Lazio e Atalanta in Europa in questa stagione. Sono squadre basate su un fulcro di giocatori ahimè non italiani, si inizi a guardare al futuro del calcio nostrano, perché questa storia che vi ho raccontato risale a tanti anni fa, con Buffon che piangeva di gioia per un Mondiale vinto con merito e oggi versa lacrime, perché il calcio italiano ha perso. Non è stato sconfitto solo Tavecchio, poco simpatico a mezza penisola, è stato abbattuto un movimento calcistico, che è vecchio.

E mi si perdoni la drammatica rima…Ma è dalla poesia del calcio, dei suoi colpi, delle sue fattezze che dobbiamo ripartire.

2 Responses

  1. “Torniamo a casa (non solo da questo Mondiale virtuale), torniamo a guardare alle scuole calcio giovanili. Chiediamo a osservatori, allenatori e dirigenti di prediligere la qualità e la tecnica dei piccoletti, dei fantasisti e dei centravanti imprevedibili al rigore tattico e alla duttilità di taluni moduli tattici.

    Questo non vuol dire abbandonare il calcio di piacevolezza estetica, ma vuol dire praticarlo quando si può praticare. In questo momento non abbiamo gli Asensio, gli Izco, i Coutinho, i Timo Werner e i Goretzka fra i nostri vivai, ma produciamo ragazzi capaci di giocare in orizzontale, fare falli e pressare, nulla più. Abbiamo abdicato al genio e alla sregolatezza anni fa, ma non ce ne siamo accorti.”
    Che bello trovare gente che lo scrive

  2. Stefano

    Caro Ferruccio ti ringrazio di questo apprezzamento nei confronti del mio pezzo.
    Ho cercato di metterci conoscenza, esperienza e anima.
    Noi di destrosecco cerchiamo sempre di dire le cose come stanno e lo facciamo da tifosi puro sangue , seguici ancora
    Grazie

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