#SorellaDelMondo - Un lampo di Karamoh per tornare a sorridere

#SorellaDelMondo – Un lampo di Karamoh per tornare a sorridere

Otto partite: sei pareggi e due sconfitte. Tanto è durata la ricreazione dell’Inter, che battendo il Bologna grazie a Karamoh riconquista il terzo posto solitario, sorpassando la Lazio reduce da tre sconfitte consecutive

di Sara Rossi

Se quelli di ieri sono tre punti fondamentali per la classifica, a maggior ragione lo sono per come sono stati conquistati: una gara difficile, sofferta, giocata soprattutto contro la paura dell’ennesima beffa.

PAROLA IN CODICE: ANSIAAAAAAA! Una squadra mentalmente tranquilla, in vantaggio e in doppia superiorità numerica, non avrebbe vissuto le ultime fasi di gioco con quell’ansia, trasmessa poi a tutti i 50.000 anche ieri presenti allo stadio, ma avrebbe agevolmente controllato il gioco, nell’attesa del triplice fischio finale.

Del resto noi siamo l’Inter e nel bene e nel male la normalità ha sempre avuto poca dimestichezza con i dintorni di Appiano e così succede che in una partita ormai finita, un avversario in nove, che non sta creando reali problemi offensivi da qualche minuto, diventi un pericolo per il solo fatto di essere in campo, come se per noi l’imponderabile fosse la regola.

L’ultima azione della partita, un calcio punizione battuto da Mirante nella trequarti felsinea viene vissuto dagli uomini in campo e da quelli sugli spalti, come una punizione dal limite con Baggio pronto a battere.

A questo ci avevano ridotti quelle otto partite senza vittoria, quei pareggi negli ultimi minuti o a tempo scaduto, le volte nelle quali pur in vantaggio e senza soffrire più di tanto ci siamo fatti riprendere senza poi essere stati capaci di reagire, come se fosse destino che le cose andassero così.

Per questo è importante aver vinto ieri: abbiamo sconfitto il Bologna, ma soprattutto abbiamo battuto, per una volta, le nostre paure e si è visto nella liberazione dell’esultanza di Cancelo al fischio finale: pugno agitato in aria urlando chissà cosa.

LA PARTITA – La sfida era iniziata come meglio non si poteva, al pronti via Eder insacca alle spalle di Mirante, trasformando il bel cross di Brozovic. Lo stesso centrocampista croato pochi minuti dopo avrebbe sulla testa anche la palla per il raddoppio (cross di Cancelo), ma indirizza male e il pallone termina a lato.

Intorno al ventesimo il Bologna prova a uscire dalla propria metà campo e Palacio esalta Handanovic che evita il gol di testa dell’ex compagno di squadra, con un Miranda non esente da colpe: si perde el Trenza sul più bello. Ma il vero disastro per il difensore brasiliano è rimandato a qualche minuto più tardi, quando cicca totalmente un rinvio e regala palla sempre a Palacio che ringrazia, si porta davanti ad Handanovic e  non sbaglia.

Visto il livello di tenuta mentale delle ultime partire, l’ennesimo gol regalato agli avversari avrebbe potuto stendere definitivamente l’Inter, invece nonostante il colpo subito non ci disuniamo del tutto e apriamo il secondo tempo con una doppia traversa nel giro di cinque secondi: prima l’incornata di D’ambrosio, poi, sul rimbalzo del pallone nell’area piccola, Skriniar di nuovo di testa.

A dire il vero lo slovacco viene disturbato oltre il lecito dall’intervento di un difensore rossoblu che nel tentare di scalciare via il pallone alza la gamba e finisce con il tirargli una scarpata in faccia. Il VAR comunica però a Valeri che non ci sono gli estremi per un rigore, mentre aveva taciuto nel primo tempo quando Poli aveva abbattuto in area Eder.

Alla sagra del gol mangiato si inscrive anche Perisic che riesce a sparare alto al primo verde un pallone, (stupendo l’assist di Eder), che un paio di mesi fa avrebbe messo dentro a occhi chiusi. Al danno la beffa, perché, a causa del disturbo degli avversari, il croato casca male sulla spalla sinistra e sarà costretto a giocare il resto della partita infortunato.

A questo punto il dubbio che fosse l’ennesima partita segnata viene un po’ a tutti, fino a che Karamoh, il francesino neanche ventenne, alla sua prima presenza da titolare in campionato, con il compito di sparigliare un po’ le carte e rendere vitalità e imprevedibilità alla manovra nerazzurra, scambia velocemente con Rafinha (appena entrato), si beve due avversari con un gran numero e creatosi lo spazio per il tiro impallina Mirante con un sinistro magico, lui che sarebbe destro.

San Siro ruggisce e si innamora del talento transalpino, mentre i compagni lo circondano festanti.

LA GIOIA SI TRASFORMA IN AGONIA – Negli ultimi trenta minuti si registrano l’espulsione comminata a Mbaye per un’entrata criminale su Rafinha, che gli vale il secondo giallo, un’occasione per il Bologna sventata da Handanovic con la collaborazione di D’Ambrosio – un tiro in diagonale di Palacio, bravo anche questa volta a approfittare di un assist involontario di Gagliardini – e, infine, l’espulsione di Masina per un’entrata killer su Lisandro Lopez, chiamata dal VAR.

VAR chiamato anche alcuni minuti prima per valutare un presunto fallo di mano di D’ambrosio in area. Valeri, una volta controllato il monitor, decreta che non è rigore sia per la non volontarietà del tocco, sia perché il braccio non era largo e anche per la poca distanza tra il neroazzurro e il giocatore avversario al momento del tiro.

A fine gara finalmente Spalletti può dichiarare ai giornalisti quello che aspettava di dire almeno dalla partita di Firenze e lo fa sorridendo, anche lui liberatosi da un peso. Può finalmente fare i complimenti ai suoi ragazzi, dopo una vittoria le parole di lode per il loro impegno e serietà negli allenamenti hanno tutta un’altra convinzione e non sembrano una mera difesa d’ufficio.

Dice che nonostante i soliti problemi di personalità, che ci portano a subire più del dovuto e a perdere sicurezza, questa volta siamo stati bravi a reagire e a prenderci i tre punti e la terza posizione. Ribadisce che questa vittoria è un passo in avanti, lo è anche dal punto di vista della prestazione, e a Inter Tv si sbilancia ancora di più dicendo che era quello che ci voleva per farci ripartire.

SI PUO’ PARLARE DI RIVOLUZIONE? – I novanta, anzi i quasi 100 minuti di ieri, hanno la firma di Karamoh, che Spalletti butta nella mischia al posto di Candreva, ormai da troppe partite sottotono, lanciando forse anche un segnale ai suoi uomini: nessuno da adesso in poi è intoccabile.

Da parte sua il diciannovenne mostra una personalità che fa impazzire i tifosi: per niente spaventato dalla titolarità ripaga la scommessa di Spalletti con una grande prestazione, e pazienza se in effetti ancora è acerbo tatticamente e non sempre sa leggere le situazioni, soprattutto in fase difensiva. A quell’età gli si può perdonare l’inesperienza, va piuttosto gestita, se in cambio si ha freschezza mentale, accelerazione, voglia di far bene, impegno, la capacità di saltare l’uomo – che novità! – e la spregiudicatezza di provare un tiro da fuori non con il piede migliore, sia mai che vada bene. E il pubblico ha percepito tutto questo, tanto da adottarlo e farne già un beniamino, magari anche perché ricorda come anche contro il Genoa il suo atteggiamento in campo, oltre alla tecnica, fosse stato decisivo per la vittoria finale.

Altro nuovo pupillo di San Siro è Rafinha che scampolo di partita dopo scampolo, mostra sempre di più il perché giocasse nel Barcellona. Quando entra lui è come se si accendesse la luce: detta i passaggi, scambia corto con Karamoh permettendogli la giocata del raddoppio, provoca l’espulsione di Mbaye. Fin qui la collaborazione tra lui, lo staff medico e l’allenatore è stata perfetta nella via di un recupero alla condizione ottimale che si spera essere sempre più vicina.

Chi invece abbiamo, forse, definitivamente perso è Brozovic. Dico forse perché il mio lato romantico ama le resurrezioni, le imprese quasi impossibili, ma questa volta credo che ci sia stato l’ultimo strappo con i tifosi: quell’applauso agli spalti in risposta ai fischi che lo hanno sommerso al momento della sostituzione è stato la pietra tombale su un rapporto travagliato da sempre. Da una parte è anche comprensibile come un giocatore già con le valige in mano non più tardi di una quindicina di giorni fa, possa essere in difficoltà a ritrovarsi ancora sotto il tiro degli sberleffi dei suoi sostenitori. Dall’altra è evidente che Brozovic non ha ancora, dopo più di tre anni di Inter, capito che quello che la gente gli rimprovera non è semplicemente l’errore in partita, ma quell’atteggiamento che lo fa apparire come perennemente svogliato, di chi fa le cose tanto per fare.

Quel suo mulinare le braccia a ogni errore, quelle corsette a vuoto, come a Sassuolo dopo che Politano gli aveva portato via il pallone, quel suo bofonchiare e lamentarsi costantemente ormai hanno l’unico effetto di esasperare i tifosi, che manifestano il loro disappunto con i fischi.

OMAGGIO A IVAN – Chi potrebbe invece risalire la china dei rapporti non più idilliaci con i tifosi è invece Perisic. Le sue ultime deludenti prestazioni, i tanti gol mangiati, l’egoismo mostrato in tante giocate poi neanche andate a buon fine, avevano fatto mugugnare più di un sostenitore.

Ieri però ha avuto la sfortuna di farsi male a una spalla e di giocare l’ultima parte di gara con un braccio alla Beckenbauer, restando in campo, senza nascondersi e continuando a giocare. Non per niente quella volpe di Spalletti a fine gara lo ha sottolineato, ringraziandolo e parlando di attaccamento alla maglia. Speriamo che per lui sia davvero una nuova partenza così come il nuovo ruolo da mezzala che il mister sembra volergli cucire addosso.

Bene dunque: tre punti, vittoria, terzo posto, nuovi uomini e nuove soluzioni di gioco, tanti sorrisi, tanti abbracci, adesso forza però, ché sabato ci aspetta il Genoa e dobbiamo, su un campo difficile, contro un avversario che sta molto bene, mostrare di essere tornati noi e che siamo lassù perché è il nostro posto e ci vogliamo stare.

Non ci sono più scuse, è tutto di nuovo nelle nostre mani, che sia di nuovo #senzatregua.

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